“I Dislike” su Facebook, il marketing ha un’arma in più

Mark-Zuckerberg

Su Facebook capita quasi a tutti di imbattersi in contenuti e conversazioni nei quali l'empatia e il senso di comunità assumono risvolti oscuri, distruttivi e a volte addirittura lesivi della reputazione e dell'incolumità psichica degli utenti. Situazioni simili rappresentano le zone d'ombra di questo social network e assumono spesso una rilevanza cross-mediale, alimentata poi sia in rete e sia nella vita reale da blogger influenti, giornalisti, opinion leader e programmi televisivi.

"Queste piattaforme danno diritto di parola a milioni d'imbecilli."
Umberto Eco

Queste parole lasciano intendere che spesso Facebook diventa un aggregatore di sentimenti di rabbia, frustrazione e invidia, misti a comportamenti beceri dettati spesso dall'ignoranza.

brand-reputation

Ma cosa succede quando i soggetti presi di mira da queste esternazioni negative sono aziende?
In quest'ottica, Facebook diventa un'interfaccia relazionale con i clienti, se non a volte l'unica, e ha un'importanza fortemente strategica per la comunicazione aziendale, sia se la intendiamo in termini di reputazione del brand sia se ci riferiamo alla gestione delle relazioni con il cliente.

Abbiamo già sentito parlare di brand che agli occhi dell'opinione pubblica sfoggiano vision aziendali eroiche e cristalline, ma che poi nei propri stabilimenti si sfaldano nell'incoerenza più totale: vessando i dipendenti, truffando i clienti e inquinando l'ambiente. Inoltre, può capitare anche che un marchio sia ridicolizzato e offuscato dagli stessi manager con comportamenti ed esternazioni pubbliche inappropriati, come nel caso di Barilla, inciampata sul tema dell'omosessualità. Oltre a fan page aziendali invase da commenti denigranti che rendono ingestibile la vita ai Community Manager, le contro-campagne pubblicitarie dei consumatori delusi o traditi dai brand prendono forma e praticano proselitismo negli spazi virtuali della Rete, concentrandosi ad esempio su Facebook e Twitter in profili troll, contro-pagine battagliere e hashtag. Le aziende che si ritrovano in contesti simili possono subire gravi danni d'immagine che spesso, seppure in un orizzonte temporale di breve termine, si tramutano in perdite di fatturato o valore azionario.

facebook_bottone_non_mi_piace

Di recente sembra che a tutto questo ci sia una piccola, ma significante soluzione. Il CEO più social di tutti, Mark Zuckerberg, ha annunciato che su Facebook verrà sperimentata la possibilità per gli utenti di poter esprimere il "Non Mi Piace".
Bisogna però sgomberare il campo di analisi da frettolose osservazioni. L'intento di questa nuova opportunità d'interazione non è certamente quello di trasformare la piattaforma in un forum, in modo da separare i contenuti cattivi da quelli positivi e rendere ancor più complicata la vita ai Community Manager. Il fine è un altro. Facebook vuole dare la possibilità agli utenti di poter interagire con i contenuti esprimendo il proprio dispiacere, rammarico o cordoglio in seguito ad avvenimenti spiacevoli e alcune volte anche tragici. In questo modo, si eviterebbero forse le esternazioni sotto forma di commenti, con caratteri offensivi e minatori, le quali verrebbero convogliate tutte in un semplice "Dislike" con un clic.

Come ben s'intuisce, la vera novità riguarda soprattutto il mercato pubblicitario, che su Facebook sta generando stime pazzesche e che in questo campo rende questo social network l'unico e indiscusso competitor di Google per volumi di fatturato.
Infatti, il clic sulla funzionalità "Non Mi Piace" potrebbe far convogliare, almeno teoricamente, i risentimenti e gli attacchi verso i brand in un'unica soluzione. Così, migliaia di consumatori arrabbiati sfogherebbero la loro ostilità non più in commenti che affossano l'immagine e la reputazione delle aziende, ma in un semplice e più offuscato clic di dispiacere.

I Community Manager e gli esperti di Social Media Marketing sono pronti a esultare!

Rendetevi conto voi stessi su Facebook.

 

E-Direct - Agenzia di Comunicazione Integrata